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Donne nella scienza

da | Feb 20, 2019 | Social Innovation

Ogni anno, l’11 febbraio si celebra l’International Day of Women and Girls in Science. Istituita dalle Nazioni Unite nel 2015, la ricorrenza promuove la piena ed equa partecipazione delle donne e delle ragazze nelle scienze, in materia di formazione, istruzione, occupazione e processi decisionali.
Numerose le iniziative organizzate in tutta la penisola, volte a riflettere sulle posizioni delle donne nella Scienza e a testimoniare l’infondatezza degli stereotipi e dei pregiudizi che, ancora oggi, scoraggiano spesso le studentesse dall’iscriversi a facoltà STEM o intraprendere la strada della ricerca.
In tutto il mondo, le ricercatrici sono meno del 30%: un dato allarmante, che deve far riflettere.
L’Italia stessa è uno dei paesi sviluppati che conta il minor numero di ricercatori al mondo: peggio di noi solo Turchia, Polonia e Cile. I ricercatori in Italia sono circa il 4 per mille della forza lavoro, a differenza della media europea dell’1%. In relazione ad altri Paesi, inoltre, la presenza di ricercatori nelle imprese italiane è sottodimensionata. Il bel Paese investe in Ricerca & Sviluppo circa l’1% del PIL, contro il 2,9% della Germania e il 3,4% della Svezia: si tratta di uno dei valori più bassi in Europa e rispetto ai Paesi OCSE.

Quello della bassa presenza delle donne nella scienza è perciò un problema interno al problema – più ampio – della scarsità di ricerca scientifica. Le donne, ancora impegnate a combattere contro pregiudizi subdoli, soffrono ancora di più del problema generale. Se anche si raggiungesse la parità di presenza, cioè il 50%, le donne riscontrerebbero non poche difficoltà nel dedicarsi alla ricerca scientifica. A testimonianza di ciò, si tenga conto dell’altissimo numero di laureati che migrano in Europa, Stati Uniti, Australia.
Gli scarsi investimenti in Ricerca&Sviluppo non sono solo uno dei tanti problemi italiani, ma anche una delle cause principali del nostro declino socio-economico. Viviamo ormai nella cosiddetta società della Conoscenza, in cui ricerca scientifica e scienza sono il motore trainante delle dinamiche di sviluppo culturale, sociale ed economico. La società industriale è stata soppiantata da una nuova economia, fondata sul lavoro intellettuale e sul sapere.

Se fino a 100 anni fa era l’Europa l’unica depositaria della Scienza, ora essa arretra cedendo il passo a Cina e Stati Uniti. Per poter competere alla pari con questi colossi, sarà necessario formulare un’Europa coesa e solidale: solo in questo modo potrà recuperare sul piano della Conoscenza e, di conseguenza, su quello politico ed economico. Non solo adeguati investimenti, ma anche equa distribuzione e gestione del sapere e dei benefici economici e sociali che ne conseguono.

Le donne di scienza, le studentesse, le ricercatrici devono perciò fare un primo passo di comprensione delle cause profonde dei problemi e diventare protagoniste attive del rilancio dell’Unione Europea della Conoscenza. Solo andando al di là della difesa dei propri temi specifici e inseguendo un grande interesse generale, sarà possibile rilanciare la ricerca e il sapere, assicurando così alle generazioni future anni di pace, benessere e prosperità.