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Intelligenza Artificiale: dal XX secolo al futuro

da | Nov 5, 2018 | Industria 4.0

Il XX e il XI secolo rappresentano i periodi di maggiore fermento nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, intesa come abilità di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana.

Il primo vero e proprio progetto di Intelligenza Artificiale risale al 1943. Sono infatti i ricercatori Walter Pitt e Warren McCulloch a proporre il primo neurone artificiale; in seguito alla pubblicazione 1949 degli studi dello psicologo canadese Donald Olding Hebb, vengono analizzati i collegamenti tra neuroni artificiali e i modelli del cervello umano, più complessi.

Alla fine degli anni Cinquanta, vedono la luce i primi prototipi funzionanti di reti neurali, cioè i modelli matematico-informatici sviluppati per riprodurre il funzionamento biologico dei neuroni per risolvere problemi di intelligenza artificiale, all’epoca intesa come la capacità di una macchina di compiere funzioni e fare ragionamenti come una mente umana. L’interesse del pubblico va via via aumentando, anche grazie ad un giovane Alan Turing che, già nel 1950, prova a spiegare come un computer possa comportarsi come un essere umano.

Per la nascita dell’espressione Artificial Intelligence dovremo attendere il 1956 e gli studi del matematico statunitense John McCarthy, cui seguiranno i primi linguaggi di programmazione: Lisp (1958) e Prolog (1973) specifici per l’AI.
Tra il 1966 e il 1972, il Centro d’Intelligenza Artificiale presso SRI Internation conduce delle ricerche che portano alla costruzione di Shakey, il primo robot mobile generico in grado di prendere decisioni analizzando l’ambiente circostante. Era in grado, prima di muoversi, di costruire una mappa spaziale in base alla quale indirizzare le proprie azioni. Il robot purtroppo era molto lento, anche in aree contenenti pochi ostacoli: un oggetto era in grado di bloccarlo anche per un’ora mentre pianificava la mossa successiva.

La storia dell’intelligenza artificiale è da qui in poi caratterizzata da significative evoluzioni dei modelli matematici, sempre più sofisticati e modellati per imitare alcune strutture cerebrali, ma anche da alti e bassi nella ricerca su hardware e reti neurali.

Gli anni Settanta sono infatti noti come l’inverno dell’intelligenza artificiale: le critiche del Congresso degli Stati Uniti e la relazione negativa dello stato di salute dell’IA nel Regno Unito portano a una seria riduzione degli investimenti.

Bisognerà attendere gli anni Ottanta per una prima svolta. I sistemi commerciali abbandonano le ambizioni della prima IA per concentrarsi su compiti più ristretti. Il primo sistema commerciale di successo, configurato presso la Digital Equipment Corporation, si occupa di configurare gli ordini per i nuovi sistemi informatici ed è noto come RI. I notevoli risparmi dell’azienda (circa 40 milioni di dollari all’anno) riaccendono i riflettori sul valore commerciale dell’IA e quindi su nuovi investimenti.

Sarà Rodney Brooks, negli anni Novanta, a proporre un ritorno alla natura per un’ispirazione dal basso grazie al saggio “Gli elefanti non giocano a scacchi”. Ispirato dalle neuroscienze, Brooks sosteneva che l’approccio top-down della programmazione di un computer con regole del comportamento intelligente fosse sbagliato. Riprendendo un approccio dal basso verso l’alto, ha guidato una ripresa della materia fino a coinvolgere persino le reti neurali.

Nel 1997, l’Intelligenza Artificiale la “maggiore età” con la sfida tra il supercomputer Deep Blue e il campione mondiale di scacchi Garry Kasparov. La macchina, costruita da IBM, era in grado di valutare fino a 200 milioni di posizioni al secondo. Poteva pensare in modo strategico? Sì. Difatti è riuscita a vincere il concorso, denominato “The brain’s last stand”, con un tale talento da portare Kasparov a pensare che la macchina fosse stata controllata da un essere umano.

Nel 2002, la società iRobot di Rodney Brook crea il primo robot commerciale: Roomba, un aspirapolvere autonomo. Sebbene la pulizia di casa sia ben lontana dalle ambizioni dei pioneri dell’AI, si tratta di un grande risultato perché Roomba ha inaugurato l’era di robot autonomi concentrati su compiti specifici.

È il 2005 quando le forze armate statunitensi, dopo i fallimenti dei progetti portati avanti durante la Guerra Fredda e a fronte di nuovi investimenti, possono contare su PackBot, un robot per lo smaltimento delle bombe con capacità intelligenti come lo sniffing degli esplosivi. Oltre 200 PAckBot vengono schierati tra Afghanistan e Iraq.

Nel 2008, sul nuovo iPhone Apple fa la sua comparsa un’app di Google per il riconoscimento vocale. Sebbene gli investimenti precedenti non avessero mai superato l’80% di accuratezza dei prodotti di riconoscimento vocale, Google ha aperto la strada a un approccio nuovo: potentissimi computer che eseguono reti neurali parallele, con un’accuratezza ora prossima al 92%.