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Medicina e Intelligenza Artificiale, un binomio (im)possibile?

da | Dic 20, 2018 | Healthcare, Industria 4.0

Ci si interroga spesso sul futuro dell’intelligenza artificiale, sulla sua pericolosità nei confronti dell’uomo o di alcune professioni (a.e. operai specializzati), sulla possibilità che possa sviluppare una coscienza propria, mentre si tralasciano invece gli effetti positivi che ha la sua introduzione e crescita repentina.
Prendiamo in esame il settore medico.
Secondo Federico Cabitza, docente di interazione uomo-macchina presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca, la medica deve fare oggi i conti con «una popolazione che invecchia, e una prevalenza sempre maggiore di malattie cardiovascolari, oncologiche, metaboliche, degenerative, spesso associate a quadri clinici di multimorbilità, per i quali le evidenze scientifiche, disponibili in una quantità sempre maggiore di studi scientifici spesso di difficile interpretazione, trovano limitata applicazione. E, non ultima, una crescente aspettativa da parte dei malati e dei loro cari, nell’idea che le malattie siano spiacevoli ostacoli, che si frappongono tra noi e il nostro diritto alla salute e che i medici sono tenuti a rimuovere efficientemente». È qui che l’intelligenza entra in gioco: si pensi all’introduzione della robotica in medicina, alle app che aiutano l’uomo a monitorare patologie come il diabete mellito, ai miglioramenti apportati al settore della diagnostica. Il binomio medicina – IA si mostra proficuo al punto da portare a prevedere, secondo uno studio effettuato da Frost & Sullivan, che il mercato dell’Artificial Intelligence per Healthcare crescerà del 40%, con investimenti che raggiungeranno nel 2012 la quota record di 6,6 miliardi di dollari.
Dati e progressi così incoraggianti non allontanano però alcuni dubbi. Potrà, per esempio, l’IA rendere inutile la figura del medico in carne e ossa?
La medicina è una scienza complessa, che si avvale della tecnologia, ma nessun robot o algoritmo può – in questo momento – sostituirsi nel rispondere a sfide cognitivo-operative a più livelli come la mente umana. Inoltre, solo un paramedico o medico può effettuare la manovra di Heimlich o di Murphy.
L’IA, tuttavia, consente di accelerare i processi diagnostici e ridurre gli errori. Le macchine possono analizzare quantità maggiori di dati e trovare soluzioni mediche per patologie rare accedendo a banche dati e reti distribuite con vaste quantità di dati a disposizione.
L’IA inoltre potrebbe, abbattendo errori e diagnosi sbagliate, contribuire a far sparire la medicina difensiva:se gli algoritmi (più precisi ed efficienti) come il medico, sarebbe difficile accusare quest’ultimo di malpractice.

Perché invece secondo i più “conservatori” le scienze della salute e della malattia avranno sempre bisogno di medici umani?
L’empatia non può essere meccanizzata in nessun algoritmo e i pazienti potrebbero non prendere sul serio un chatbot. Il rapporto di fiducia tra medico e paziente si fonda infatti sull’ascolto e sulla comprensione.
Il medico inoltre lavora in maniera non lineare; alla base del problem solving in medicina vi sono creatività e abilità che un algoritmo non possiede.
In realtà, non vi è un conflitto reale tra uomo e tecnologia. In questo momento, le macchine affiancano l’operato dell’uomo in maniera preziosa, accelerando tempi di consultazione ed elaborazione di dati, migliorando il monitoraggio di patologie croniche, affiancando i fisioterapisti e chirurghi rispettivamente nelle sessioni di fisioterapia e in interventi chirurgici come rimozioni di tumori.
Il vero problema nasce dal timore che gli algoritmi, guidati dall’uomo, possano essere influenzati dall’uomo stesso. Per questo motivo sarà necessario introdurre, nelle linee guida cliniche basate sul machine learning, una parte terza nel rapporto medico-paziente. Nel caso in cui l’IA sbagli diagnosi o terapia e procuri un danno, chi sarà citato in tribunale? L’IA non è un macchinario semplice (per i cui danni ci si rivolge al costruttore) né un medico. Nell’accogliere i progressi dell’Ia in campo medico, ci si dovrà perciò concentrare anche su questi aspetti, per dissipare i dubbi e rendere il rapporto medico-macchina più proficuo per i pazienti e per gli stessi addetti ai lavori.