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Il cibo del futuro in mostra al Victoria&Albert Museum

da | Lug 16, 2019 | Healthcare

Cosa mangeremo domani? Che tipo di cibo vogliamo? A questi e molti altri interrogativi si prova a dare risposta con gli oltre 70 progetti che compongono la mostra “FOOD: Bigger than the Plate” curata da Catherine Flood, May Rosenthal Sloan e Fabio Parasecoli presso il Victoria&Albert Museum.
Le opere esposte sono realizzate da artisti e designer in collaborazione con agricoltori, chef, scienziati e comunità locali e sono suddivise in quattro sezioni: cibo, commercio, agricoltura e concime.
L’approccio può essere definito interdisciplinare e porta a esiti visionari, talvolta bizzarri, come nel caso dell’economia circolare della Urban Mushroom Farm che coltiva funghi nei fondi di caffè (che saranno poi serviti in piatti speciali presso il bar del museo) oppure il Totomoxtle, innovativo materiale creato con le bucce scartate di varietà colorati di mais da Fernando Laposse. Le pareti del V&A Museum sono inoltre decorate dalla carta da parati degli artisti Fallen Fruit, già presentata presso Manifesta Palermo nel 2018.

Il cibo non influenza solo i processi socio-economici e l’ecosistema, ma diventa risposta alle esigenze di un mondo che cambia vorticosamente. Al di là delle mode, ecco fare capolino ortaggi monitorati dai computer, cibo personalizzato dall’intelligenza artificiale e nuovi strumenti per nutrirsi.
I cibi del futuro vanno infatti oltre il semplice uso dei piatti. Il designer Luki Uber e la squadra creativa del ristorante elBulli hanno creato Bol aire: si tratta di pezzi in vetro, dalle linee filanti, utilizzati per servire la carrot air, un piatto dalla texture leggerissima, e altre pietanze cucinate in maniera innovativa.
Il set di posate e piatti della Eatwell è stato invece studiato per aiutare i pazienti con problemi cognitivi a mangiare in maniera indipendente. La ciotola presenta un fondo inclinato per agevolare la raccolta degli alimenti e un rivestimento antiscivolo dai toni vivaci, in risposta alle ricerche secondo cui le persone affette da demenza bevono l’84% dei liquidi in più se serviti in bicchieri dai colori brillanti.
L’installazione di Honey e Bunny si beffa infine delle regole e dei codici di comportamento a tavola, portando in scena l’assurdo fatto di bucce di cetriolo sul volto e pasta usata per accarezzare le guance.
«Il cibo è uno degli strumenti più potenti attraverso cui modelliamo il mondo in cui viviamo, da come creiamo società, cultura e piacere a come determiniamo il nostro rapporto con il mondo naturale», hanno dichiarato Flood e Sloan, ed è fondamentale indagare le nuove sfide che si presenteranno anche attraverso fotografie, grafiche, documentari e studi scientifici. A chiudere l’esposizione è il LOCI Food Lab di Center for Genomic Gastronomia, un carrello – gastronomico – che invita i visitatori a rispondere ad alcune domande sul futuro alimentare che desiderano e offre un assaggio del risultato con un menu sviluppato con BaxterStorey, sponsor dell’evento.