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Gli italiani e la sanità digitale

da | Nov 11, 2017 | Healthcare

La sanità digitale nel contesto europeo

Cartella clinica elettronica, fascicolo sanitario elettronico, digitalizzazione dei servizi, e ancora medici e pazienti che comunicheranno sempre più spesso attraverso mail e servizi come Skype e WhatsApp.
L’utilizzo delle tecnologie informatiche in ambito sanitario è sempre più diffuso e nel prossimo futuro lo sarà senza dubbio ancora di più. Il 19 maggio 2010 la Commissione Europea ha presentato una comunicazione intitolata “Un’Agenda digitale europea”, che è stata sottoscritta da tutti gli Stati membri, i quali si sono impegnati a recepirla ed applicarla entro il 2020.
L’Agenda digitale è una delle sette iniziative principali individuate nel più ampio piano d’azione e-Health 2012-2020 che ha indicato una road map per potenziare e migliorare la sanità pubblica e privata europea, per razionalizzare le risorse, assicurare alti standard di efficienza e non ultimo ridurre notevolmente i costi. I principali strumenti di sanità digitali su cui si è concentrata l’attenzione della Commissione Europea sono:

  • Le cartelle cliniche digitalizzate;
  • Lo scambio di informazioni sanitarie;
  • La telemedicina;
  • Le cartelle sanitarie personali
  • L’accesso online ai servizi sanitari

In Europa i percorsi di digitalizzazione sanitaria non sono stati omogenei, alcuni paesi hanno incontrato numerose difficoltà, altri invece risultano più avanti. Uno dei paesi che vanta un percorso virtuoso e proficuo nello sviluppo della sanità digitale è la Danimarca dove, già nel 1996, è stato avviato il primo progetto di digitalizzazione sanitario attraverso l’attribuzione di un numero di identificazione unico personale del cittadino, per la consultazione di tutti i servizi online della pubblica amministrazione compresi quelli sanitari.
Oltre alla Danimarca i paesi che registrano maggiori progressi sono l’Estonia (63%), la Svezia e la Finlandia (entrambe al 62%). In particolare, per quanto riguarda la digitalizzazione delle cartelle cliniche, i Paesi Bassi sono in cima alla graduatoria dei paesi europei, con una percentuale di digitalizzazione pari all’83,2%, seguiti dalla Danimarca (80,6%) e dal Regno Unito (80,5%). Tuttavia, è solo il 9% degli ospedali europei a consentire ai pazienti l’accesso online alla propria cartella clinica, e la maggior parte di essi ne dà solo un accesso parziale. Per quanto riguarda invece lo scambio di informazioni sanitarie, un’indagine condotta in Europa, ha dimostrato che il 48% degli ospedali condivide per via elettronica alcune informazioni mediche con medici generici esterni e il 70% con operatori sanitari esterni.

La sanità digitale in Italia

Il processo di digitalizzazione della sanità italiana è stato avviato nel 2011 attraverso la pubblicazione delle Linee guida per il Fascicolo Sanitario Elettronico da parte del Ministero della Salute. A partire da quella data si sono susseguiti numeroso decreti in materia di sanità digitale e alla diffusione di alcuni servizi sul territorio, sebbene in modo frammentario. Le attività da sviluppare nell’ambito del Patto della Salute, elaborato dal Ministero della Salute al fine di perseguire l’innovazione digitale, sono:
Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE);

  • Le ricette digitali;
  • La dematerializzazione dei referti medici e delle cartelle cliniche;
  • Le prenotazioni online;
  • Lo scarico online dei referti medici

Nelle intenzioni del legislatore tali iniziative potrebbe portare ad una razionalizzazione delle risorse, ad una maggiore efficienza e soprattutto a ridurre notevolmente i costi del SSN. A tal proposito, le stime dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano indicano che la completa digitalizzazione delle strutture sanitarie potrebbe portare ad un risparmio di:

  • 2,2 miliardi di euro grazie al FSE, alla cartella clinica elettronica e alla dematerializzazione dei referti, attività che consentono un risparmio di tempo in attività mediche e infermieristiche e una riduzione di sprechi dovuti alla stampa;
  • Oltre 800 milioni di euro attraverso sistemi di gestione informatizzata dei farmaci, che consentono la riduzione di ricoveri dovuti ad errori evitabili;
  • Circa 400 milioni di euro grazie alla consegna dei referti via web e a un miglior utilizzo degli operatori allo sportello;
  • 160 milioni di euro con la prenotazione online delle prestazioni;
  • 150 milioni attraverso la razionalizzazione dei data center presenti sul territorio e al progressivo utilizzo di tecniche di virtualizzazione.

A questi benefici vanno poi aggiunti i possibili risparmi economici per i cittadini, stimati complessivamente in circa 5,4 miliardi di euro.

I cittadini italiani e la sanità digitale

Nonostante gli interventi normativi, l’importanza della sanità digitale non è ancora avvertita dai cittadini e persino da molti addetti al settore. Una indagine Censis, per esempio, ha dimostrato che i medici generici sono ancora molto riluttanti a utilizzare i servizi digitali, soprattutto a causa delle scarse conoscenze informatiche (72%) e per le perplessità legate alla privacy e alla sicurezza dei dati (71%).
Ancora più problematico è il rapporto che i cittadini italiani hanno con i servizi online di sanità digitale, e più in generale con la PA. Una ricerca svolta dall’Osservatorio in collaborazione con Doxa su un panel di 1.000 cittadini, rivela che l’83% della popolazione italiana infatti non ha mai sentito parlare di Fascicolo Sanitario Elettronico, l’88% non sa se è attivo nella propria Regione e il 95% non ha mai cercato informazioni a riguardo.
Anche per quanto riguarda gli altri campi della sanità digitale i dati non sono affatto confortanti. nell’ultimo anno appena il 13% dei cittadini ha utilizzato prenotazione online di visite, l’8% ha consultato i propri documenti clinici e soltanto il 5% ha effettuato un pagamento online. Nonostante gli italiani siano molto attivi sul web nel cercare informazioni riguardanti la propria salute, soltanto il 20% si dichiara interessato ai servizi di sanità digitale.
Di fronte a questi dati è evidente che tutti gli sforzi per modernizzare i servizi sanitari rischiano di essere inefficaci o quanto meno poco utili. Ma come mai gli italiani hanno un rapporto così problematico con la sanità digitale? Senza dubbio l’Italia sconta ancora una pesante carenza di comunicazione e sensibilizzazione. Secondo la rilevazione effettuata da “VOICES from the Blogs” su 400.000 commenti presenti sul web relativi all’eHealth, oltre la metà riguardano app mediche e di Telemedicina, e solo l’11% dei commenti è riferito al FSE.
Oltre ai problemi legati alle scarse informazioni, uno delle possibili spiegazioni è da ricercarsi nella più generale scarsa propensione degli italiani ad utilizzare, acquistare e consultare online beni e servizi in particolare della PA.
Sebbene infatti l’Italia sia ai primi posti per utilizzo del web, il crescente uso di internet è riferibile principalmente all’interazione con altri utenti attraverso i social network.
Infatti, tra gli utilizzatori di internet negli ultimi dodici mesi chi ha acquistato online beni e servizi è pari al 39% (contro il 65% della media europea), chi ha utilizzato servizi di e-government per interagire con le pubbliche autorità è il 35% (contro il 57%), chi ha inviato moduli compilati alla pubblica amministrazione negli ultimi dodici mesi è stato il 18% (contro il 32%).
Questa scarsa propensione all’utilizzo dei servizi online è generalmente ascritta all’età media degli italiani più alta rispetto a quella europea. Tuttavia anche i cosiddetti Millenians italiani non sembrano altrettanto interessati come i loro coetanei europei alle potenzialità offerte dai servizi digitali, tanto che solo il 58,1% si dichiara favorevole alla digitalizzazione di tutti i servizi, contro una media europea dell’88%. In definitiva il quadro italiano non sembra attualmente molto incoraggiante, soprattutto per l’ancora scarsa propensione degli italiani a “fidarsi” dei servizi online della PA. C’è da dire però che in fondo siamo solo all’inizio di un processo che in molti paesi europei è iniziato ormai da anni.