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Abbiamo solo diciotto mesi per fermare il cambiamento climatico

Il tempo massimo calcolato per fermare il cambiamento climatico era stato stimato in dodici anni: gli esperti tuttavia hanno rivisto le stime e il tempo decisivo sarebbe racchiuso nei prossimi diciotto mesi. Il riscaldamento globale avanza infatti a una velocità che non ha eguali negli ultimi 2000 anni e riguarda il 98% del pianeta. Lo confermano due ricerche coordinate da Raphael Neukom dell’Università svizzera di Berna e pubblicate sulle riviste Nature e Nature Geoscience. Entrambe si basano su dati relativi all’andamento del clima dall’epoca dell’Impero Romano fino al XX secolo. Ricostruendo 2000 anni di storia del clima, i ricercatori hanno utilizzato 700 indicatori come i dati dei sedimenti marini e lacustri e quelli relativi agli anelli di accrescimento degli alberi. È emerso per esempio che l’anomalia climatica medievale – un periodo di caldo verificatosi tra il 950 e il 1250 – ha interessato il 40% del pianeta. Queste e altre cifre raccolte indicano che questi fenomeni sono cresciuti in maniera esponenziale fino al XX secolo. Secondo Hans Joachim Schellnhuber, già fondatore e direttore emerito del Potsdam Climate Institute, “la matematica del clima è brutalmente chiara: sebbene il mondo non possa essere guarito nei prossimi anni, potrebbe essere fatalmente ferito dai nostri comportamenti negligenti già entro il 2020”. Lo scorso anno, l’IPCC (gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici) ha riferito che le emissioni di anidride carbonica dovrebbero essere ridotte del 45% entro il 2030 per mantenere l’aumento delle temperature globali al di sotto di 1,5°C in questo secolo. A oggi, tuttavia, gli osservatori avvertono che i passi politici e sociali decisivi per consentire i tagli al carbonio dovranno avvenire entro la fine del prossimo anno. Dalla firma dell’accordo globale sul clima di Parigi, avvenuta nel dicembre del 2015, i paesi firmatari hanno discusso animatamente dei termini del regolamento e promesso di migliorare i piani di riduzione del carbonio. I piani attuali, infatti, non sono ancora adatti al mantenimento delle temperature al di sotto del cosiddetto limite di sicurezza: le emissioni attuali ci porterebbero a un aumento di 3°C entro il 2100. Il primo ostacolo, ma anche la prima opportunità concreta di fermare il cambiamento climatico, sarà il vertice sul clima convocato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che si terrà il prossimo 23 settembre a New York. Guterres è stato chiaro nel richiedere ai Paesi di prendervi parte solo previa presentazione di offerte di significativi cambiamenti ai rispettivi piani nazionali di riduzione delle emissioni di carbonio. Seguirà poi un incontro a Santiago, in Cile, per proseguire con le varie tappe del processo. Il momento clou sarà invece rappresentato dalla COP26, che si svolgerà a fine 2020 nel Regno Unito. L’UE, dopo aver raggiunto gli obiettivi fissati nell’ambito del protocollo di Kyoto, si è posta l’obiettivo di diminuire le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020 e ha perciò istituito il sistema per lo scambio di quote di gas a effetto serra all’interno dell’Unione. Ha inoltre definito singoli obiettivi nazionali, sostenuto lo sviluppo di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio e promosso l’utilizzo di energie rinnovabili e di apparecchiatura ad alta efficienza energetica. Le premesse vanno nella giusta direzione, ma starà ai governi nazionali e sovranazionali fare il possibile per rallentare l’inevitabile, attuando politiche ancor più rigorose e rieducando i cittadini di tutte le età a uno stile di vita green.